Descrizione
Quando una ragazza torna a casa e scopre che Ana, la sua compagna, se nè andata, decide di restare. Aspettare. Obbedire a una regola non detta che la relazione stessa ha imposto: bere molta acqua, e soprattutto non mangiare. Il digiuno diventa intimità, una forma di amore, il corpo il luogo dove lassenza prende forma. Nellattesa, ripercorre i corridoi della memoria: la madre, la nonna, linfanzia nel paese lungo il fiume, tra le piantagioni di canna da zucchero. E tra le voci riaffiora Ana: i suoi distorti giochi di potere, la sua manipolazione emotiva, che a tratti ricordano un racconto di Carmen Maria Machado. Mangiare, qui, è «far sparire il cibo»: non mangiare è sparire insieme. Il digiuno provoca debolezza, vertigini, sudore, confusione, ma anche una strana lucidità, una complicità segreta, un piacere che sfiora il delirio. Il corpo parla delle sue storie più intime, del desiderio di sparire e consumarsi insieme al dolore: del sogno distorto di contemplare la propria immagine in uno specchio e scoprirsi finalmente invisibile. Con Autofagia Alaíde Ventura Medina ha scritto un romanzo fragile e implacabile, che esplora lansia, il legame amoroso e il bisogno di controllo attraverso una scrittura tesa, minimale, ipnotica. Unesperienza fisica della parola che, come in Clarice Lispector e Annie Ernaux, scava fino a torturare.
| Traduttore: | Sara Papini |
| Editore: | Alessandro Polidoro Editore |
| Collana: | I selvaggi |
| Codice EAN: | 9791281852204 |
| Anno edizione: | 2026 |
| Anno pubblicazione: | 2026 |
| Dati: | 203 p., brossura |





